Parliamo di Ansia al Festival delle Emozioni 2026

Presentazione del programma del Festival delle Emozioni 2026

2.3.4 ottobre 2026

Aula Magna I.T.I.S. “A. Bianchini”

Quando si parla di ansia, si rischia di parlare di tutto e di niente. La parola è diventata così comune da perdere precisione: diciamo “sono ansioso” per indicare esperienze radicalmente diverse; la tensione prima di un esame, l’inquietudine cronica che accompagna ogni decisione, il panico improvviso che blocca il respiro. La psicologia clinica ha cercato di mettere ordine con classificazioni utili, che però rischiano di far perdere l’essenziale: l’ansia è un’esperienza profondamente personale, che riguarda la storia di chi la vive; che spesso sottolinea l’importanza di un evento che ci attende, ma che altre volte ci impedisce di dare il meglio di noi stessi, perché più che stimolare tende a bloccarci.

  1. L’ansia nelle scienze: le prospettive più seguite

L’ansia è un’esperienza universale: tensione, preoccupazione, apprensione che il corpo conosce prima che la mente le dia un nome. Tre prospettive hanno dominato il campo negli ultimi decenni.

La prospettiva cognitiva: l’ansia come errore di valutazione

Secondo Aaron Beck, l’ansia nasce da un errore sistematico nella valutazione della minaccia: chi ne soffre sopravvaluta il pericolo e sottovaluta le proprie risorse. Una scadenza diventa una catastrofe, una palpitazione un infarto. Il circolo è vizioso: il pensiero catastrofico produce ansia, l’ansia spinge all’evitamento, l’evitamento impedisce di verificare che il pericolo non esisteva. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che da questo modello deriva, è il trattamento di prima scelta per i disturbi d’ansia: da un lato ristruttura i pensieri, dall’altro espone gradualmente alle situazioni temute.

La prospettiva psicoanalitica: l’ansia come segnale dell’inconscio

Per Freud l’ansia non è solo reazione a un pericolo esterno, ma un segnale che l’Io invia quando percepisce una minaccia interna, spesso inconscia. Le situazioni ansiogene originarie sono quelle dell’infanzia: la perdita dell’oggetto d’amore, la separazione, la paura di perdere l’amore genitoriale. L’ansia dell’adulto è spesso la riattivazione di un copione antico, di un pericolo che non ha più nulla a che vedere con la realtà presente. Curarla non significa correggere un pensiero sbagliato, ma rendere cosciente ciò che è rimosso.

La prospettiva neurobiologica: l’ansia come circuito difensivo

Le neuroscienze hanno dato corpo a ciò che le teorie psicologiche intuivano: l’ansia è un evento biologico. Nell’amigdala risiede il centro di smistamento della paura, che rileva la minaccia e attiva le risposte difensive prima che la corteccia ne sia consapevole. Da qui parte l’attivazione del sistema nervoso simpatico: cuore accelerato, respiro corto, muscoli tesi e la risposta di attacco o fuga. Il problema non è l’esistenza di questo circuito, ma la sua regolazione: nell’ansia patologica l’allarme si attiva senza minaccia reale, o non si spegne. La scienza ha prodotto anche dei farmaci ansiolitici, ma la neurobiologia conferma anche l’efficacia della CBT e delle psicoterapie, che modificando i processi emotivo/cognitivi finiscono per modificare l’attività delle stesse aree cerebrali della paura.

Ciascuna prospettiva coglie una parte della verità. L’ansia è insieme un errore di valutazione che può essere corretto, un segnale dell’inconscio che chiede di essere ascoltato e un circuito neurale che può essere modulato. Le scienze più mature non le contrappongono più come teorie rivali, ma le integrano: l’ansia attraversa corpo, mente e storia personale e richiede sguardi molteplici per essere compresa e curata.

  1. Ad ognuno la sua ansia

Ancora un’ipotesi. Vittorio Guidano, Psichiatra, psicoterapeuta e docente universitario scomparso nel 1999, ci offre un’altra teoria preziosa. Guidano sostiene, sulla base del costruttivismo psicologico, che ogni persona non registra la realtà come una macchina fotografica, ma la costruisce a partire da un’organizzazione di significato personale: un sistema tacito, in gran parte inconsapevole, che si forma nei primi anni di vita attraverso le relazioni di attaccamento e diventa la lente con cui leggiamo noi stessi, gli altri, il mondo.

Da questo nasce una conseguenza che vale la pena prendere sul serio: se le identità personali sono diverse, anche l’ansia è diversa — non solo nel grado, ma nel contenuto, nella forma, nel messaggio che porta. Guidano ha identificato quattro grandi organizzazioni di significato personale (OSP), ciascuna con una sua ansia caratteristica:

1) OSP Distaccata

L’OSP Distaccata è caratterizzata da un senso di pessimismo e di distacco dalle relazioni, soprattutto quelle significative, perché la persona ha vissuto nell’infanzia la ferita del rifiuto. Ferita più o meno profonda e più o meno volontaria (Come nel caso di orfani o i di figli di genitori con problemi psichici o di dipendenza).
Tipo di ansia: L’ansia è legata soprattutto alla difficoltà di esporsi, di impegnarsi nelle relazioni. Può emergere quando la persona percepisce eccessiva vicinanza, dipendenza o richieste affettive.

2) OSP Controllante

L’OSP Controllante organizza il senso di sé intorno alla necessità di mantenere ordine, prevedibilità e controllo sulle proprie esperienze. Le emozioni vengono spesso gestite attraverso strategie di controllo e razionalizzazione.
Tipo di ansia: L’ansia nasce principalmente dalla perdita di controllo e dall’imprevedibilità. Situazioni incerte o non controllabili possono essere vissute come particolarmente minacciose.

3) OSP Contestualizzata

L’OSP Contestualizzata costruisce il senso di sé attraverso le relazioni e il contesto interpersonale, con una forte attenzione al modo in cui viene percepita dagli altri. L’identità può dipendere dalla conferma e dal riconoscimento sociale.
Tipo di ansia: L’ansia è prevalentemente collegata alla perdita di approvazione e alla possibilità di essere disconfermati. Il giudizio negativo o l’esclusione possono minacciare il senso di sicurezza personale.

4) OSP Normativa

L’OSP Normativa organizza il senso di sé attraverso regole, valori e aspettative considerate stabili e corrette perché in genere colpita da dubbi e da incertezze. La persona tende a definire il proprio valore sulla base della coerenza con tali standard.
Tipo di ansia: L’ansia è legata soprattutto alla trasgressione delle regole e al fallimento rispetto agli standard personali. L’errore o la sensazione di non essere “come si dovrebbe” possono generare forte insicurezza.

  1. Un percorso di trasformazione

Il Festival delle Emozioni 2026 vuole proporre anche alcune modalità di controllo dell’ansia. Non sono tappe da fare una dietro l’altra, ma movimenti, modalità di approccio, che possono convivere o possono essere scelti a seconda dei risultati che ognuno ottiene effettuandoli.

Il primo movimento è fermarsi e sentire. Portare l’attenzione al corpo, dove l’ansia si manifesta prima di essere pensiero. Il respiro lento — con l’espirazione più lunga dell’inspirazione — attiva il sistema parasimpatico e segnala al cervello che, in questo momento, non c’è un pericolo da combattere. Non si tratta di far smettere l’ansia, ma di creare uno spazio in cui il corpo rallenta e la mente può riprendere a pensare. Tale scopo è raggiungo anche con la pratica della Mindfulness.

Il secondo movimento è riconoscere la propria ansia. Chiedersi non genericamente “perché sono ansioso?”, ma “di che ansia si tratta? A quale storia appartiene?”. Riconoscere la propria organizzazione di significato personale non significa etichettarsi, ma cambiare lo statuto dell’ansia; da verità assoluta a racconto che si può riscrivere.

Il terzo movimento è utilizzare la risorsa specifica di ognuno per controllare la propria specifica ansia. Si può ricorrere all’approccio ACT: l’ansia non è un nemico da eliminare, ma un’esperienza da accogliere mentre si continua a vivere secondo i propri valori. Anche la teoria di Guidano offre la possibilità di affrontare le varie ansie con strategie personalizzate partendo dalle risorse che ogni OSP presenta; risorse che sono collegate alle rispettive ferite. L’ OSP Distaccata, che deriva da un attaccamento prevalentemente rifiutante, ha come risorsa la disponibilità verso gli altri, percepiti come migliori. Si potrebbe dunque usare l’apertura sociale per attenuare l’ansia derivante dal pessimismo e dall’inadeguatezza. L’OSP Controllante presenta come risorsa la capacità di organizzare e guidare gli altri, ottenendo da loro protezione. Si potrebbe utilizzare questa competenza per ridurre l’ansia dell’imprevedibilità, senza dover controllare ogni situazione. L’OSP Contestualizzata ha la risorsa della sensibilità allo stile e alla bellezza, che sa riconoscere e amare. Ci si potrebbe ancorare a questa sensibilità per contenere l’ansia del giudizio e del rifiuto, senza dipendere totalmente dall’approvazione altrui. L’OSP Normativa ha come risorsa la ricerca di certezze, verità e spiegazioni scientificamente fondate. Si potrebbe utilizzare la conoscenza per contenere l’ansia dell’incertezza, accettando però che non tutto possa essere ricondotto a una certezza assoluta.

Una precisazione necessaria

I percorsi che abbiamo citato sono pensati per l’ansia ordinaria, quella che tutti conosciamo, che a volte ci blocca, ma non ci paralizza. Non sostituisce un trattamento per l’ansia patologica, che richiede l’aiuto di uno psicoterapeuta o di un medico. Se l’ansia limita in modo significativo la vita quotidiana, il passo da fare non è un esercizio di respiro, ma una richiesta di aiuto professionale.

Inoltre nessuno di questi movimenti risolve l’ansia una volta per tutte: la trasforma. Ciò che cambia, nel tempo, è la relazione con l’ansia, da nemica da combattere diventa una voce da riconoscere. Una voce che indica dove si trova la ferita e, appena sotto, la risorsa da utilizzare.

L’ansia non è il contrario della vita. È, spesso, il modo in cui la vita ci dice che stiamo toccando qualcosa che conta davvero.

Niente panico! È solo ansia.

Niente panico! È solo ansia.

Un incontro esperienziale per ascoltare il corpo e ritrovare la serenità.

Un evento del Festival delle emozioni

Di Giuseppe Musilli

 

Dalla savana al traffico; come l’ansia ha cambiato la nostra vita opulenta

Il mondo in cui viviamo ha risolto molti problemi legati alla nostra sopravvivenza. Non corriamo ogni giorno il pericolo di essere sbranati dai leoni o dai coccodrilli. In qualche modo, la strada per arrivare a domani la troviamo sempre: sia quella dell’alimentazione, sia quella del contatto sociale.

Eppure, il mondo moderno ci regala spesso problemi che ancora non riusciamo a risolvere velocemente.

Bisogna lavorare. Bisogna studiare. Bisogna pagare le bollette, l’affitto. Bisogna comprare o cambiare la macchina. Bisogna pensare ai problemi dei figli e della famiglia. Anche una festa, una comunione, un matrimonio diventano l’occasione di molti grattacapi.

Insomma, una quantità di rogne che, vagando nella savana qualche centinaia di migliaia di anni fa, non avremmo mai immaginato!

Ed ecco spiegata l’ansia. Abbiamo fatto tanto per stare meglio e ci ritroviamo lo stomaco strizzato 10 volte al giorno! Ecco quella sensazione strana, difficile, diversa per ognuno di noi, che ci sussurra che domani c’è una scadenza, un appuntamento, un esame da dare, una cosa da fare – e chissà se ci riusciremo. Intorno all’ansia si addensano poi disturbi e sofferenze anche più serie: non ancora una malattia, ma sofferenze capaci di rovinarci il vivere quotidiano.

 

Un disturbo diffuso, ancora poco compreso

Proprio per la sua natura sfuggente, il disturbo d’ansia è oggi una delle condizioni psicologiche più diffuse al mondo. Studi epidemiologici indicano che colpisce dal 25% al 30% della popolazione globale nell’arco della vita, con un’incidenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini (rapporto 2 a 1). L’esordio è spesso precoce – infanzia o adolescenza – e per alcune persone diventa una compagna di vita silenziosa e logorante.

Eppure, l’ansia non è solo un nemico da abbattere. È anche un’energia. Un’energia che, se ascoltata e canalizzata, può trasformarsi in spinta vitale, in consapevolezza, persino in progetto.

 

Un incontro per imparare ad ascoltare l’ansia attraverso il corpo

Proprio di questo si parlerà durante l’evento in programma sabato 30 maggio presso la Fondazione G. Antonelli, con inizio alle 17:00.

Il seminario avrà un carattere esperienziale. Non sarà una lezione frontale, né una semplice conferenza. Insieme cercheremo di individuare come e dove l’ansia si manifesta nel corpo, e come il corpo stesso ci aiuti a differenziare l’ansia dal panico e dall’angoscia.

Attraverso attivazioni guidate, i partecipanti potranno:

  • acquisire maggiore consapevolezza del proprio corpo
  • imparare a sciogliere l’energia bloccata dall’ansia
  • restituire quell’energia a nuovi progetti vitali

 

I relatori

A guidare l’incontro saranno due psicologi e psicoterapeuti dell’Istituto Reich:

Dott.ssa Francesca Zoppi – Psicologa, Psicoterapeuta
Dott. Fabio Carbonari – Psicologo, Psicoterapeuta

Per approfondire il loro approccio, è possibile consultare il sito dell’Istituto: www.istitutoreich.it

 

La musica che accompagna i nostri percorsi emotivi

L’atmosfera sarà resa ancora più speciale dalla partecipazione straordinaria del DUO ANXUR: Federica Simonelli (Pianoforte) e Bruno Di Girolamo (Clarinetto) che suoneranno “La pace sia con te” di Bela Kovacs, Adios Nonino di Astor Piazzolla e “Love Theme”  di Ennio Morricone.

 

Perché partecipare

Perché capire ciò che sentiamo è il primo passo per stare meglio. Perché l’ansia, se compresa, smette di essere una gabbia e diventa una bussola. Perché in un mondo che ci spinge a correre sempre più veloce, fermarsi ad ascoltare il proprio corpo è un atto rivoluzionario.

 In pratica:

  • Dove: Fondazione G. Antonelli – entrata dal piazzale del Liceo Scientifico “L. Da Vinci” – Terracina (LT)
  • Quando: Sabato 30 maggio
  • Ora: 17:00
  • Ingresso: libero e gratuito

L’evento è aperto a tutti, senza bisogno di preparazione specifica. Porta semplicemente la tua curiosità e il desiderio di stare meglio.

 

Incontro con la Dott.ssa Francesca Zoppi e il Dott. Fabio Carbonari

Niente panico! È solo ansia

Incontro con: 

la Dott.ssa Francesca Zoppi Psicologa Psicoterapeuta – Istituto Reich

il Dott. Fabio Carbonari Psicologo Psicoterapeuta – Istituto Reich

Il Disturbo d’Ansia è una delle patologie psichiatriche più diffuse al mondo. Il 25% – 30% della popolazione mondiale è colpita nell’arco della vita da questo disturbo, con un’incidenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini (2/1). L’esordio di solito avviene in età precoce, infanzia e adolescenza. Spesso è una patologia invalidante. Il seminario avrà un carattere esperienziale. Cercheremo di individuare come e dove l’ansia si manifesta nel corpo e come il corpo stesso ci aiuta a differenziare l’ansia dal panico e dall’angoscia. Attraverso delle attivazioni guidate, possiamo avere maggiore consapevolezza, sciogliere e canalizzare l’energia bloccata dall’ansia per restituirla a nuovi progetti vitali.

 

Dottoressa Francesca Zoppi Psicologa-Psicoterapeuta.

Cofondatrice dell’Istituto Reich e responsabile dell’Area Prevenzione.

Membro della Rete Psicologia e Salute Perinatale dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Membro del Comitato Scientifico dell’Associazione Italiana Psicoterapia Corporea – AIPC.

Socio Individuale dell’ European Association for Body Psychotherapy – EABP.

Socio Individuale InACORP –  Associazione  Internazionale di Psicoterapia Reichiana Contemporanea

Sono abilitata alla libera professione, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Lazio con il n. 17319 e annotata nell’elenco degli psicoterapeuti.

Sono formata nell’ambito della Psicoterapia Corporea e specializzata in Psicoterapia Breve ad approccio Strategico, presso l’ISP di Roma.

Professionalmente mi occupo di psicoterapia ad indirizzo psicocorporeo individuale, di coppia e di gruppo.

Nell’ambito della psicologia perinatale, sono formata nel Pronto Intervento rivolto ai neo genitori, nel primo anno di vita dei bambini, e nel Massaggio Bioenergetico Dolce Neonatale di Eva Reich.

 

Dott. Fabio Carbonari psicologo – psicoterapeuta

Co-fondatore dell’Istituto Reich, Direttore.

Membro della Rete Psicologia e Salute Perinatale dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Membro del Comitato Scientifico dell’Associazione Italiana Psicoterapia Corporea – AIPC.

Socio Individuale dell’ European Association for Body Psychotherapy – EABP.

Socio Individuale InACORP –  Associazione  Internazionale di Psicoterapia Reichiana Contemporanea

Specializzato in Psicoterapia dei Disturbi Psicosomatici ( Ist. RIZA) e in Psicoterapia Corporea Reichiana. 

Autore dei saggi “ La Psicoanalisi del Corpo. (Ed. Spartacolibri)”, “ Psicoterapia Corporea Reichiana ( Edizioni Accademiche Italiane), nonché di articoli su riviste scientifiche italiane e internazionali

Incontro con Massimo Paradiso

Decifrare l’ansia. Imparare il codice delle emozioni.
Incontro con Massimo Paradiso – sabato 18 aprile, Liceo Scientifico

 

Al Festival delle Emozioni abbiamo scelto di dedicare uno spazio centrale a una delle esperienze più diffuse del nostro tempo: l’ansia. Un’emozione che molti vivono sulla propria pelle e che spesso viene percepita come un ostacolo, qualcosa da contenere o da eliminare.

Eppure, l’ansia non è solo questo.

In linea con la prospettiva che attraversa il Festival, le emozioni non vengono considerate come eventi caotici o puramente irrazionali, ma come esperienze dotate di senso. Non solo reazioni da subire, ma segnali che, se ascoltati, possono orientarci dentro la complessità della nostra vita interiore.

È in questo orizzonte che si inserisce il contributo di Massimo Paradiso, ospite del Festival sabato 18 aprile alle ore 17.00 nei locali del Liceo scientifico “L. Da Vinci” in via Pantanelle a Terracina (LT). Paradiso è autore del libro Il codice delle emozioni. La sua tesi si fonda su un’idea tanto essenziale quanto profonda: le emozioni seguono un “codice”. Non sono indecifrabili. Possiedono una struttura, un linguaggio, una coerenza che può essere riconosciuta.

Comprendere questo codice significa iniziare a distinguere, a dare nome, a cogliere le sfumature di ciò che proviamo. Significa anche riconoscere che ogni emozione, compresa l’ansia, è intrecciata alla nostra storia personale, alle relazioni che abbiamo vissuto, ai significati che abbiamo costruito nel tempo.

In questa luce, l’ansia cambia volto. Da esperienza da combattere, può diventare un segnale da interrogare. Può dirci qualcosa dei nostri bisogni di protezione, delle nostre attese, delle nostre modalità di stare nel mondo. Possiamo capirla. E possiamo capirci.

Accanto a questa prospettiva di comprensione, il lavoro di Paradiso si radica in una pratica concreta: la mindfulness. Da anni è impegnato nella sua diffusione come istruttore, conducendo a Roma un laboratorio attivo e partecipato, in cui teoria ed esperienza si intrecciano costantemente.

Chi ha partecipato alla scorsa edizione del Festival lo ricorda bene: il suo intervento ha riscosso un forte coinvolgimento, grazie alla capacità di guidare esperienze di mindfulness profonde e accessibili, capaci di mettere le persone in contatto diretto con ciò che sentono.

Anche quest’anno proporrà lo stesso approccio, che unisce riflessione e pratica. Il titolo del suo incontro – Il respiro nella tempesta – richiama con immediatezza il cuore del suo lavoro: quando l’ansia agita la mente e proietta continuamente nel futuro, il respiro diventa un punto di ritorno, un ancoraggio al presente, uno strumento semplice ma potente per ritrovare stabilità.

Non si tratta di eliminare l’ansia, ma di cambiare relazione con essa. Di imparare, gradualmente, a stare dentro l’esperienza senza esserne travolti.

Il percorso proposto da Paradiso offre non solo tecniche immediate per calmare la mente – la meditazione, il respiro, la consapevolezza del presente – ma un passaggio più radicale e duraturo: spostare lo sguardo. Dalla lotta contro le emozioni alla loro decodifica. Dalla reazione alla comprensione. Dalla tempesta nella mente alla trasformazione della tempesta in risorsa.

È un invito a entrare in relazione con ciò che sentiamo, riconoscendo che, dentro ogni emozione, anche la più difficile, è custodita un’informazione preziosa su di noi.

In questo senso, il suo contributo si inserisce pienamente nello spirito del Festival: offrire strumenti di consapevolezza che diano nuovo significato all’esperienza emotiva, rendendola più leggibile, più abitabile, più profondamente nostra.

Giuseppe Musilli

 

Sabato 18 aprile, ore 17.00
Liceo Scientifico, via Pantanelle
Durata indicativa: 1 ora e 30 minuti
Ingresso libero