Il Canto e l’Arte come processo emotivo e narrativo

06 Marzo 2018 News

Il Canto e l’Arte come processo emotivo e narrativo

Pensiamo al canto e ai canti e chiediamoci perché ci emoziona ascoltarli e soprattutto perché cantare attiva un vissuto di benessere...
 

Che significa?

Pensiamo al canto e ai canti e chiediamoci perché ci emoziona ascoltarli e soprattutto perché cantare attiva un vissuto di benessere...

L’arte del cantare dà la concreta possibilità di accedere ai vissuti emozionali più intimi, li “tocca” dall’interno grazie alle vibrazioni che i risuonatori producono nel corpo e così le emozioni possono prendere forma e spazio attraverso la voce.

Allo stesso tempo i muscoli, grazie alle vibrazioni, cedono le loro tensioni, le sciolgono se troppo elevate o le attivano se poco toniche.

I canti muovono sempre processi emozionali, ciò si verifica ancora di più quando si canta qualcosa di tradizionale, probabilmente il fatto che alcuni canti siano stati tramandati di generazione in generazione implica che si colleghino a esperienze arcaiche dell’umano, per questo nel mio lavoro utilizzo canti della tradizione.

L’intento nel lavoro psicofisiologico a mediazione artistica passa spesso attraverso l’esperienza di sciogliere o svegliare le tensioni per contattare il sentire emozionale, spieghiamo come.

I muscoli sono le strutture principali che ci consentono di “esistere”: ci danno la possibilità di assumere una posizione nel mondo grazie alla postura, anche solo per stare in piedi, sono fondamentali per la sopravvivenza tanto fisica che psicologica. Non esisterebbe quella che comunemente chiamiamo “psiche” se non ci fossero le emozioni, non ci sarebbero le emozioni se non ci fosse il corpo e noi psicologi che applichiamo nel nostro quotidiano gli insegnamenti della Psicofisiologia clinica secondo il modello Bioesistenzialista elaborato dal prof Ruggieri dagli anni’80, non separiamo le funzioni psichiche dal corpo.

Questo approccio, che mi pregio di applicare nel mio lavoro, spiega in modo molto preciso cosa sono e come si sviluppano e si esprimono le emozioni.

Se poniamo attenzione al nostro corpo i muscoli si micro-attivano e noi sentiamo di esistere, questo è un fatto, e quando sentiamo di esistere stiamo attivando un processo emozionale legato al piacere di esserci (noi lo chiamiamo piacere narcisistico).

Alcune esperienze non possiamo permettercele per via di emozioni che si contrappongono e bloccano l’azione, contrarie. Vere e proprie inibizioni che ci provocano difficoltà nel sentirci, nel sentire di poter fare quella cosa, la chiamiamo difficoltà ad occupare uno spazio, di sentire il diritto di occuparlo. Questo impedimento si manifesta in diversi modi che coinvolgono sempre il sistema muscolare, ad es. tensioni troppo elevate, per cui non posso compiere un’azione perché i muscoli sono già troppo tesi; un altro modo è quando i muscoli troppo rilasciati perché ogni attivazione è stata frustrata e ho mollato gli ormeggi, non ho la forza di attivarmi e i muscoli quindi hanno perso elasticità, esattamente come accade ad un elastico.

Il passaggio obbligato per il sentimento di presenza, quindi, passa attraverso il corpo, nelle specifico attraverso variazioni nella tensione dei muscoli.

I muscoli ci fanno sentire integri, integrati, il processo di integrazione, necessario anch’esso per garantirci l’esperienza dell’esserci, implica che i muscoli mantengano un continuo rapporto di reciproca alleanza e alternanza, contribuendo, pur essendo strutture separate, a tenersi saldamente insieme per garantirci la possibilità di non sentirci andare in pezzi.

L’organizzazione dei muscoli che agevola questa integrità è data da sequenze ritmiche, ossia alternanza regolare di presenza e assenza di attività muscolare, ci accorgiamo come questo abbia delle forti affinità con ciò che accade nella musica. Le note di susseguono una all’altra in sequenze organizzate con una certa regolarità dando l’idea di continuità fluida della musica, così nel corpo i muscoli si alternano nella loro attività e garantiscono una fluida continuità delle azioni, permettendoci di trasformarle in gesti relazionali. Ruggieri paragona l’attività del nostro corpo a quello di un’orchestra. Qui si apre un altro tema che è quello dei gesti.

Il nostro modello descrive i gesti come delle azioni, dei movimenti del corpo nello spazio, che hanno un significato relazionale, psicologico e quindi sempre accompagnati da vissuti emozionali. La presenza del “sentire” è ciò che definisce la differenza fra un gesto e un movimento. Pensiamo alle azioni relazionali: una carezza, un abbraccio spontaneo, un rimprovero, sono tutti movimenti che diventano gesti in quanto accompagnati dall’emozione.

Tutte le forme d’arte sono dei “gesti”. anche la voce può essere utilizzata come “gesto” così come lo abbiamo descritto, pensiamo alla voce carezzevole, pungente, graffiante, ogni forma di contatto, ogni emozione può essere attivata con la voce. Dal punto di vista dell’Arte la voce diventa gesto quando si utilizza in una “modalità organizzata” ed esteticamente piacevole, ossia quando cantiamo; un discorso orale (a meno che non si tratti di poesia, quindi anch’essa Arte) può avere o meno un intento relazionale o attivare processi emozionali, ma la voce diventa quasi immediatamente “gesto” (movimento relazionale accompagnato da un sentire emozionale) quando prende la forma di una melodia, di un canto: il canto è quasi sempre “gesto” sonoro.

Già tre soli vocalizzi in sequenza, che formano una melodia, possono dare sensazioni piacevoli o comunque evocare emozioni specifiche, pensiamo ad es. che così sono formate molte ninnananne. Se poi questi tre suoni li articoliamo con delle parole significative, implicheremo una forma di comunicazione relazionale, quindi, una narrazione, come i racconti dei cantastorie o dei cantautori. Il racconto cantato può essere autobiografico e raccontarsi, lo sappiano bene, è già una cura, un forte segnale di presenza.

 

Antonietta Marino.

Psicologa. Arteterapista ad orientamento Psicofisiologico Integrato Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Associazione AEPCIS artiterapie-psicofisiologia.it  

antonmarino.wixsite.com/cantoeincanto

 


ASPETTANDO IL FESTIVAL 

 

InControCanto

Un percorso dalla piccola vibrazione sonora al canto narrativo. Verso un benessere esistenziale. 

Incontro con Antonella Marino, psicologa, arteterapista, esperta di canto 

 

Sabato 17 Marzo 2018 - ore 17:00

Sala dell’oratorio della parrocchia San Domenico Savio, ingresso lato mercato

 

Il Festival

Il Festival delle Emozioni è un’iniziativa culturale e di crescita sociale basata sul pensiero, ormai diffuso nella comunità scientifica mondiale, che le emozioni siano una parte preponderante della personalità individuale e sociale.

Sono le emozioni a guidare ed influenzare ogni scelta personale, sociale, politica ed educativa dell’individuo.

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