Arte ed emozioni, l’incontro con il prof. Vezio Ruggeri

28 Marzo 2017 Emozioni e identita'

Arte ed emozioni, l’incontro con il prof. Vezio Ruggeri

Venerdì 24 marzo, il Prof. Vezzio Ruggieri presso l’albergo Mediterraneo a Terracina ci ha interattivamente coinvolti in una riflessione attraverso insolite modalità di presentazione di un argomento; la sua preparazione in medicina unita agli approfondimenti successivi sul versante psicologico hanno fatto sì che la sua attenzione attenzione attuale per l’aiuto e il sostegno all’altro, si traduca nell’interesse per la psicofisiologia.

Una disciplina, quest’ultima, che si occupa della promozione dello sviluppo sano e completo della personalità dell’individuo e della cura dello stesso in ambito clinico, psicologico, psicosomatico e organico, attraverso l’espressione artistica. Il lavoro artistico infatti, avendo origine  dall’incontro tra emozioni e immaginazione può essere trovato anche nei movimenti istintivi e negli atteggiamenti posturali di ciascun individuo. Da qui parte l’interesse del Prof. Ruggueri nei confronti della teatro – terapia (anche conosciuto come psicodramma), uno dei linguaggi mediatori tra l’Io della persona e il suo ambiente socio-relazionale.

E’ pur sempre dall’emozione che ogni gesto parte. Com’è ormai noto, le emozioni nella loro componente biologica e fisiologica sono caratterizzate dalla produzione di neurotrasmettitori chimici che agiscono come messaggeri sui tessuti del nostro corpo, inducendo nell’apparato muscolare uno “stato di tensione” vissuto come piacevole o spiacevole. Da qui, la produzione istintiva e involontaria di atteggiamenti motori e di posture corporee.

“Se la mente, a volte, mente, il corpo non può farlo”(P.Ekmann): sembra questo il primo messaggio sottostante le parole del prof. Le funzioni integratrici dell’Io (coscienza e autocoscienza) unificano le sensazioni di tensione o rilassamento tra le parti del corpo e determinano la gestalt (chiusura, globalità) e, dunque determinano se l’esperienza che stiamo facendo sarà inserita in un “sistema di piacere” (presenza o istinto di vita) e sarà quindi vissuta come positiva e costruttiva, o se sarà vissuta in un “sistema di dispiacere” (dissociazione, disgregazione dell’esperienza che, se è una modalità di esperienza ripetuta nel tempo, anche della personalità). La posizione del corpo parla, perciò, della posizione emotiva che una persona sta prendendo di fronte ad un determinato stimolo.

C’è tuttavia un modo attraverso cui, anche un’esperienza spiacevole può essere re-incanalata e re-inserita in un sistema di piacere e, quindi , diventare fonte di apprendimento, crescita ed evoluzione dell’individuo che la fa: il “riconoscimento”. Il prof. Ruggieri ci parla della “prima equazione fondamentale” dell’esperienza positiva di vita, la cui soluzione risiede proprio nella relazione e nel  “contatto” con l’Alterità (con l’Altro, con l’altra persona). E’ proprio l’essere visti e riconosciuti dall’altro in quello che stiamo provando, che si genera l’esperienza positiva di “sentirsi esistere” e “sentirsi Essere”. E’ proprio quando l’altro ci guarda e ci riconosce, andando oltre le parole pronunciate, attraverso il messaggio emotivo che traspare dalle nostre espressioni motorie più spontanee e involontarie del viso, della postura, dei gesti (livello non verbale) e del tono, velocità, timbro e volume di voce (livello paraverbale), che facciamo esperienza di “essere vivi”.

Ne deriva un altro assunto fondamentale, per il prof. Ruggieri: per creare un contatto autentico e sano con gli altri, è necessario imparare ad “ascoltare” attivamente. Nella concezione più popolare di ascolto, esso è inteso come percezione del messaggio verbale. In realtà, questo, è solo uno e il più superficiale e, talvolta, menzognero, dei messaggi con cui entriamo in contatto. Sono i livelli non verbale e paraverbale della comunicazione che rivelano quale esperienza l’altro ci sta realmente comunicando e quale messaggio si cela dietro le sue parole. Un compito non semplice se si considera che ognuno tende ad interpretare e a vedere l’altro secondo i propri “filtri” (pregiudizi, credenze, opinioni, preconcetti, sistemi difensivi).

L’esperienza si fa esperienza e l’incontro autentico avviene solamente attraverso questo contatto. Per realizzarlo è necessario, innanzitutto, superare la propria personale “angoscia di contatto” con le emozioni, con certe emozioni.

Il prof. ci ricorda comunque che l’esperienza di normalità e di “Essere normali” è una realtà co-costruita, creata cioè dal contributo di entrambe le parti coinvolte nella comunicazione e nella relazione. Dunque, se bisogna imparare ad ascoltare attivamente, è anche necessario imparare a comunicare efficacemente. Da qui, ha avvio una “danza” di reciproci riconoscimenti “vitalizzanti, unificanti” e promotori di sviluppo e salute della personalità e dell’identità.

Ma cosa c’entra con tutto questo la teatro terapia? Il prof. Ruggieri ci fa abilmente notare come la prima esperienza teatrale sia proprio l’esperienza relazionale in cui uno reagisce a ciò che vede e  ascolta dell’altro. In questo, l’immaginazione è il potente precursore che serve per organizzare la realtà, come strumento di pianificazione di azioni volontarie finalizzate (immaginazione programmatica). Questo spiega la connessione fisica diretta che nel cervello hanno le aree immaginative con quelle motorie. In maniera simpatica il prof. Ruggieri ha coinvolto il pubblico in esperimenti in cui si è potuto direttamente comprendere la “radice muscolare” della capacità immaginativa: l’idea del movimento esiste solo se si possono muovere, anche in maniera impercettibile, le parti del corpo che si immaginano muoversi.

In questo modo, l’essere umano è la suggestione stabile nello spazio e nel tempo di se stesso, cioè esso è una realtà autocreata che proviene dalla sintesi delle informazioni fatta dall’Io e proveniente dal tessuto muscolare. Assumendo l’inestricabile rapporto tra immaginazione e movimento del corpo, dunque, nella rappresentazione teatrale, nella teatro-terapia e nello psicodramma, assumendo una una nuova postura, mettendo in scena una nuova azione e nuove alternative comportamentali, un’altrettanto nuova identità può riorganizzarsi e ristrutturarsi in un Sé più ampio, flessibile, efficace ed evoluto.

Un ringraziamento particolare al prof. Vezio Ruggieri, alla suo spiritop curioso, aperto e generoso che ci ha dato la possibilità di aprire nuove “finestre” sulla nostra visione di noi stessi e sulle possibilità di co-costruire la “normalità” intesa come salute della persona e delle relazioni. 

A cura della dott.ssa Arianna Bono

 

Il Festival

Il Festival delle Emozioni è un’iniziativa culturale e di crescita sociale basata sul pensiero, ormai diffuso nella comunità scientifica mondiale, che le emozioni siano una parte preponderante della personalità individuale e sociale.

Sono le emozioni a guidare ed influenzare ogni scelta personale, sociale, politica ed educativa dell’individuo.

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