Comprendere e accettare le emozioni: la rabbia un opportunità per crescere

08 Marzo 2017 Educazione e societa'

Comprendere e accettare le emozioni: la rabbia un opportunità per crescere

Sentiamo spesso parlare delle emozioni come qualcosa di immateriale. Come delle entità astratte che emergono nella nostra vita nei momenti più vari, sono presenti sempre, o siamo noi ad attivarle in specifici momenti? O ancora, sono gli altri e le circostanze esterne che ce le tirano fuori?

 

Quello che è certo è che gioiamo quando c’è qualcosa che ci rende felici, o siamo arrabbiati e tristi se qualcuno o qualcosa ci rende tali. Ma il punto di vista che voglio trattare e sul quale voglio porre l’attenzione in questo articolo è proprio il fatto che le emozioni siano presenti nel nostro vissuto, nella nostra giornata, sempre. Indipendentemente dalle circostanze esterne e che è invece il nostro approccio alle cose quello che determina in quale “stato” esse vengono fuori. Pensiamo per esempio alla rabbia. Sappiamo molte cose sulla rabbia e tanti di noi (se non tutti) l’hanno sperimentata almeno una volta nella vita. È uno dei sentimenti definiti primordiali ed è per questo che in situazioni di stress è uno dei primi a venire a galla. Ma anche uno dei più difficili da accettare e con cui fare pace. Come dicevo però, invito il lettore a ragionare sul fatto che essa è, appunto, sempre presente nella nostra vita. E che è il nostro stato d’animo che non ci fa accorgere di lei o viceversa ci può sembrare che sia la nostra più fedele compagna.

Con il termine “rabbia” si indica uno stato psichico alterato, in genere suscitato da elementi di provocazione capaci di rimuovere i freni inibitori che normalmente stemperano le scelte del soggetto coinvolto. L'iracondo prova una profonda avversione verso qualcosa o qualcuno, ma in alcuni casi anche verso se stesso. (Wikipedia)

Sono sempre stato dell’idea che fare esempi pratici piuttosto che teorizzare in modo esplicativo sia sicuramente un modo migliore per far passare un messaggio, un modo certamente efficace per veicolare un apprendimento ed anche molto più divertente per me che sto scrivendo. Così avrei deciso di raccontarvi una storia...

Anna è il nome della nostra protagonista. Una ragazza di sedici anni che frequenta il liceo classico. Anna è arrabbiata, non sa neanche lei con chi (forse con il mondo intero) perché ultimamente nella sua vita nulla gira come dovrebbe. Se provassimo a svolazzare dietro di lei come una mosca in una delle sue giornate tipo la potremmo vedere che si alza alle 7 per fare colazione ed è già da subito imbronciata. “Oggi mi sono alzata col piede sinistro” si ripete quasi ogni mattina. Neanche il tempo di farsi accompagnare a scuola dal papà e già i due hanno litigato, anche per una minima sciocchezza. Anna è la classica ragazza adolescente alla quale non puoi dire niente perché comunque per ogni cosa avrà un pretesto per rispondere male.Questo pensano di lei e questo è effettivamente il punto di vista di una persona che la guarda dall’esterno.  Ogni litigio, ogni episodio di rabbia ha sempre lo stesso epilogo: Anna che urla a squarcia gola e i suoi genitori che fanno altrettanto. Come in una gara in cui vince chi urla più forte. Si è creato nella sua vita come un vortice, un circolo vizioso dal quale non riesce ad uscire perché come succede spesso l’unico punto di vista che prende in considerazione è il suo. Non è soltanto una questione di poca consapevolezza, è effettivamente cosi e questo non è neanche una sua univoca colpa. Spesso quando ci troviamo di fronte a certe situazioni, soprattutto quando siamo implicati sentimentalmente, non siamo in grado di analizzare oggettivamente la questione e nel caso di Anna sembra proprio che non ci sia nessuno che la comprende fino in fondo. O meglio, forse è lei che non si apre e quindi non lascia a nessuno la possibilità di farsi comprendere. Se andassimo ad analizzare la sua storia un po’ più a fondo probabilmente capiremmo che la rabbia di Anna è soltanto una richiesta. E cosa avrà da chiedere una ragazza di sedici anni, ma soprattutto cosa la porta ad essere così arrabbiata? La domanda è interessante e la risposta certamente non facile.

Probabilmente le richieste di Anna sono svariate e a volte anche banali e di poco conto apparentemente, ma sotto queste richieste se ne nascondono altre più importanti e soprattutto più “antiche”. Forse quando era più piccola il rapporto con sua madre non è stato dei migliori. Sappiamo ormai con certezza quanto la relazione bambino-caregiver sia fondamentale nella salute delle relazioni future. Un legame di attaccamento non riuscito pienamente comporterà quindi inevitabilmente delle mancanze, delle aspettative da parte del figlio non attese dal genitore. E come abbiamo detto queste richieste nascondono in realtà qualcosa di ulteriore. È come se Anna chiedesse qualcosa in più. Quel qualcosa che forse in età più tenera non le è stato fornito, o non nella maniera adeguata.

Un giorno la famiglia di Anna ricevette a casa per sbaglio una rivista di psicologia. La nostra amica quel giorno era da sola a casa e annoiata aprì la rivista e cominciò a leggere. C’era un articolo che parlava di emozioni e trattava in particolar modo della rabbia.

Dopo una serie di descrizioni, esempi e tecnicismi che la ragazza non capì nemmeno bene, ci fu qualcosa che la colpì molto. Questo articolo terminava così:

“Trattenere la rabbia e il rancore, quindi, è come tenere in mano un carbone ardente con l’intento di gettarlo contro qualcun altro: sei tu quello che verrà bruciato”

Questa frase fece immediatamente click nella testa di Anna che capì soltanto in quel momento che l’unica soluzione che aveva era quella di fare pace con la propria situazione, fare pace con le proprie emozioni per poterle accettare e trasformare nella propria vita. Nelle relazioni con i propri genitori e di conseguenza in tutte le altre. Così decise di fare un esercizio quotidiano, ovvero quello di ringraziare, dire grazie a tutte le persone che a suo modo di vedere le facevano del male, grazie ai suoi familiari che avevano contribuito a farla crescere in quel modo, grazie anche per il semplice fatto di essere al mondo. La vita di questa giovane ragazza cominciò a cambiare improvvisamente. Là dove prima vivevano rabbia e risentimento, irascibilità e paure ora c’erano gioia e gratitudine. E tutto come per magia, tornò ad accadere nel più giusto dei modi. Sulla faccia della nostra amica Anna, ora c’era di nuovo il sorriso.

Accettare e comprendere quindi che esistono nella nostra vita anche le emozioni che ci piacciono meno, quelle che ci spaventano alle volte e con le quali non vorremmo mai avere a che fare, ma che esistono e si palesano perché è arrivato il momento di affrontarle, trasformarle e utilizzarle per qualcosa di positivo, può essere quindi una buona strategia per fare amicizia anche con la nostra rabbia, o più in generale con tutte quelle dinamiche che ci creano disagio e irrequietezza. Riconoscere nello specchio della nostra vita quelle situazioni che non ci fanno star bene e decidere di utilizzarle a nostro favore, come se la difficoltà si trasformasse in opportunità per crescere. Così la gentilezza prende il posto dell’impulsività e diventa il modo naturale con il quale affrontare le cose, non l’eccezione.

La storia di Anna ci prova ad insegnare questo e qui il nostro invito è quello di famigliarizzare con queste emozioni, non nasconderle, ma comprenderle e affrontarle. O almeno provarci.

L’intento, l’approccio e la modestia pretesa del Festival delle emozioni è proprio quello di guidare un iniziativa di tipo culturale e sociale che aiuti tutti a familiarizzare nel migliore dei modi con i nostri stati emozionali. Per bambini e per adulti, per il benessere emotivo di oggi e di domani. Nel perseguire l’idea, ormai assodata, che le nostre emozioni influenzano ogni scelta personale, politica ed educativa dell’individuo. 

Articolo del Dott. Riccardo Fabris

 

Il Festival

Il Festival delle Emozioni è un’iniziativa culturale e di crescita sociale basata sul pensiero, ormai diffuso nella comunità scientifica mondiale, che le emozioni siano una parte preponderante della personalità individuale e sociale.

Sono le emozioni a guidare ed influenzare ogni scelta personale, sociale, politica ed educativa dell’individuo.

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Direttore
Prof. Giuseppe Musilli

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Consorzio Turistico Terracina d'amare

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